Mappa concettuale: L'assolutismo illuminato

Nella seconda metà del Settecento, vari sovrani europei adottarono i principi illuministi per modernizzare lo Stato. Attraverso riforme amministrative, giuridiche, economiche e religiose, cercarono di garantire la felicità pubblica e l'efficienza statale, pur mantenendo intatto il loro potere assoluto.

  • Caratteri generali riforme

    Nella seconda metà del XVIII secolo si afferma in Europa l'assolutismo (o dispotismo) illuminato. Si tratta di un'evoluzione dello Stato assoluto in cui i sovrani, pur mantenendo saldamente il potere nelle proprie mani, adottano la ragione come criterio guida dell'amministrazione, accogliendo alcune istanze del movimento dell'Illuminismo al fine di rafforzare l'efficienza statale.

    • Nuova legittimazione potere

      Il sovrano diventa l'unico soggetto in grado di imporre riforme dall'alto per riordinare la società secondo criteri razionali, vincendo le resistenze dei ceti privilegiati.

      • Fine diritto divino

        Viene superata la tradizionale legittimazione del potere basata sul diritto divino: il re non governa più in quanto vicario scelto da Dio, ma perché si propone come interprete supremo del benessere collettivo e "primo servitore dello Stato". Questo cambio di prospettiva genera una profonda laicizzazione dello Stato e porta i governi a combattere l'insieme di consuetudini medievali che i pensatori dell'epoca definivano "ignoranza" o "pregiudizio".

      • Ricerca felicità pubblica

        L'azione di governo si fonda sull'ideale della "felicità pubblica". Questo termine tecnico non indica una felicità individuale o democratica, ma un concreto benessere materiale e sociale che lo Stato ha il dovere di garantire. I sovrani perseguono questo obiettivo promuovendo la crescita della ricchezza nazionale, l'equità fiscale e lo sviluppo di infrastrutture (strade, ospedali, scuole). Di conseguenza, nasce una nuova etica per il funzionario statale, che ora deve agire con competenza tecnica per il bene pubblico e non più per mera fedeltà personale al signore.

    • Centralizzazione dello Stato

      Per attuare i propri progetti, i sovrani illuminati necessitano di un forte accentramento amministrativo e territoriale.

      • Lotta corpi intermedi

        Il principale ostacolo alle riforme è rappresentato dai "corpi intermedi", ovvero la nobiltà, la Chiesa, le corporazioni di mestiere e le comunità locali, soggetti che detenevano privilegi e autonomie secolari. Lo Stato assoluto interviene eliminando le dogane interne e i pedaggi, considerati anacronistici relitti del feudalesimo che frenavano il commercio, imponendo così l'uniformità sul territorio.

      • Burocrazia professionale statale

        Il potere non viene più delegato ai nobili locali, ma affidato a una burocrazia professionale composta da funzionari di nomina regia e organizzata in ministeri specializzati. Questa rete garantisce il controllo amministrativo e giudiziario, fondamentale per riscuotere le tasse necessarie a finanziare le spese militari e le opere pubbliche. Il modello politico è riassunto dalla massima "Tutto per il popolo, niente attraverso il popolo": il sovrano agisce per il bene dei sudditi, escludendo però qualsiasi forma di partecipazione popolare.

    • Politica religiosa giurisdizionalista

      Il controllo sulla vita religiosa diventa un pilastro fondamentale dell'azione riformatrice settecentesca.

      • Controllo sulla Chiesa

        I governi adottano il "giurisdizionalismo", una politica volta a sottoporre la Chiesa al completo controllo dell'autorità statale. I sovrani limitano i rapporti dei vescovi con il Papa e sopprimono le immunità ecclesiastiche. Il provvedimento più importante è l'abolizione del "foro ecclesiastico", ovvero l'antico privilegio che garantiva ai religiosi il diritto di essere giudicati da tribunali speciali invece che dai tribunali ordinari dello Stato.

      • Confisca beni ecclesiastici

        Lo Stato interviene pesantemente nel riordino economico del clero tramite la confisca dei beni appartenenti agli ordini religiosi giudicati improduttivi (quelli non dediti all'istruzione o all'assistenza ospedaliera). I ricavati vengono utilizzati per finanziare l'istruzione pubblica e creare fondi per il culto, rendendo il clero economicamente dipendente dal governo. In Austria, questa specifica politica prende il nome di "giuseppinismo", un sistema che mira a trasformare il parroco in un funzionario civile e in un educatore al servizio dello Stato.

  • Prussia: Federico II

    Federico II, detto il Grande, regnò sulla Prussia dal 1740 al 1786, incarnando perfettamente il modello del sovrano illuminato. Intellettuale e ammiratore della cultura francese (intrattenne una corrispondenza con il filosofo Voltaire), prima di salire al trono scrisse l'*Antimachiavelli*, un trattato in cui sosteneva che il re non dovesse essere un tiranno crudele, ma un servitore della giustizia. Tuttavia, una volta al potere, governò con estremo pragmatismo, unendo questa sensibilità filosofica al mantenimento di un fortissimo apparato militare.

    • Riforma della giustizia

      Uno dei contributi più importanti di Federico II fu la riorganizzazione del sistema legale. L'obiettivo era renderlo rapido, uniforme e privo di arbitrio, garantendo l'uguaglianza di tutti i sudditi di fronte alla legge.

      • Diritto comune prussiano

        Il cuore di questa riforma fu la redazione dell'*Allgemeines Landrecht* (Diritto comune per gli stati prussiani). Si trattava di una raccolta sistematica e chiara di leggi, valida per tutto il territorio, volta a garantire la certezza del diritto e l'assoluta indipendenza dei tribunali.

      • Abolizione della tortura

        Sotto il suo regno, la Prussia rese il sistema giudiziario molto più umano. Federico II proibì totalmente l'uso della tortura nei procedimenti giudiziari, ritenendola un metodo barbaro e inefficace per scoprire la verità. Inoltre, limitò drasticamente il ricorso alla pena di morte, riservandola esclusivamente ai reati più gravi, e snellì le procedure legali per evitare cause decennali.

    • Istruzione e cultura

      Federico II comprese che la forza della nazione derivava anche dal livello di istruzione dei suoi abitanti, un elemento fondamentale per formare cittadini produttivi e soldati consapevoli.

      • Obbligo scolastico primario

        Nel 1763 il sovrano emanò il *Generallandschulreglement*, un documento normativo che introduceva l'obbligo scolastico per tutti i bambini dai 5 ai 13 anni. Grazie a questo provvedimento, finalizzato ad alfabetizzare le masse in tempi brevi, la Prussia divenne uno dei primi Paesi al mondo a vantare un sistema di istruzione primaria interamente finanziato dallo Stato.

      • Accademia delle Scienze

        Oltre all'istruzione di base, il re promosse l'alta cultura rifondando l'Accademia delle Scienze di Berlino. Questa istituzione fu trasformata in un centro di eccellenza di livello internazionale, dove scienziati e filosofi potevano confrontarsi e discutere liberamente.

    • Economia e società

      L'azione riformatrice del sovrano si estese anche allo sviluppo demografico ed economico del regno, gestito con grande attenzione amministrativa.

      • Tolleranza e immigrazione

        Federico II rese la Prussia un modello di tolleranza religiosa. Accolse minoranze perseguitate in altri Paesi, come gli ugonotti francesi e i gesuiti. Questa apertura aveva un preciso scopo economico: attirare nel regno forza lavoro qualificata per popolare e sviluppare le zone più arretrate del Paese.

      • Bonifiche e manifatture

        In campo economico, il re promosse grandi opere pubbliche, come il prosciugamento e la bonifica delle paludi del fiume Oder, creando migliaia di nuovi poderi agricoli. Introdusse inoltre la coltivazione della patata, fondamentale per salvare i contadini dalle carestie, e favorì la nascita di manifatture locali (come le fabbriche di tessuti e porcellana) per ridurre la dipendenza dalle importazioni estere.

  • Russia: Caterina II

    Caterina II, detta la Grande, regnò sulla Russia dal 1762 al 1796. Di origine tedesca, salì al potere tramite un colpo di Stato contro il marito Pietro III. Così come Federico II di Prussia aveva unito pragmatismo e filosofia, anche Caterina si presentò come una sovrana illuminata, ammiratrice e corrispondente di intellettuali francesi come Voltaire e Diderot. Tuttavia, la sua azione riformatrice si scontrò duramente con l'estrema arretratezza sociale dell'impero russo.

    • Tentativi di riforma

      L'imperatrice avviò inizialmente un ambizioso programma di modernizzazione per allineare la Russia agli standard europei, intervenendo sia sul piano legislativo che su quello amministrativo.

      • Progetto del Nakaz

        Nel 1767 Caterina convocò una commissione legislativa per sostituire l'antiquato codice di leggi in vigore dal 1649. Per guidare i lavori, redasse personalmente il *Nakaz* (Istruzione), un documento programmatico ispirato alle idee di Montesquieu e di Cesare Beccaria. Il *Nakaz* promuoveva i diritti naturali, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e proponeva l'abolizione della tortura e della pena di morte. Tuttavia, la commissione (da cui erano esclusi i servi della gleba) fu sciolta nel 1769 a causa dello scoppio di una guerra e della forte opposizione dell'aristocrazia.

      • Nuova divisione amministrativa

        Fallito il progetto legislativo, nel 1775 l'imperatrice varò una riforma dell'amministrazione locale, dividendo l'immenso impero in 50 governatorati. Questa frammentazione in distretti più piccoli, gestiti da un capillare apparato di funzionari, aveva lo scopo di migliorare il controllo del territorio e prevenire ribellioni. Parallelamente, promosse la modernizzazione urbana di Mosca e San Pietroburgo, costruendo scuole e ospedali, e impose la sottomissione della Chiesa ortodossa confiscandone le terre.

    • Il problema contadino

      Il più grande limite del riformismo di Caterina fu la mancata risoluzione della questione sociale, che finì per aggravare le condizioni di vita delle classi rurali.

      • Inasprimento servitù gleba

        Nonostante le sue simpatie illuministe, la politica di Caterina portò di fatto a un duro inasprimento della servitù della gleba. I nobili ottennero poteri quasi assoluti sui propri servi, inclusa la facoltà di condannarli ai lavori forzati in Siberia senza alcun processo. Nel 1767, l'imperatrice vietò persino ai contadini sottomessi di presentare petizioni al trono per denunciare i maltrattamenti subiti dai padroni.

      • Rivolta di Pugačëv

        L'estrema oppressione, unita a carestie ed epidemie, sfociò nella violentissima rivolta di Pugačëv (1773-1774). Emel'jan Pugačëv, un cosacco che si spacciava per il defunto zar Pietro III, guidò una sanguinosa ribellione promettendo terra e libertà ai contadini. La rivolta fu repressa nel sangue e segnò la fine definitiva di ogni reale progetto liberale della sovrana.

    • Alleanza con nobiltà

      Terrorizzata dalla rivolta contadina e preoccupata per la stabilità del proprio trono, Caterina decise di appoggiarsi unicamente alla classe aristocratica.

      • Carta della Nobiltà

        Il culmine di questo compromesso politico fu l'emanazione della Carta della Nobiltà nel 1785, un editto ufficiale che riconosceva e formalizzava in via definitiva i diritti della classe signorile.

      • Consolidamento privilegi aristocratici

        Grazie a questa Carta, i nobili ottennero l'esenzione totale dalle tasse, furono liberati dall'obbligo di prestare servizio verso lo Stato e videro confermato il pieno e totale controllo sui servi della gleba. Questo consolidamento dei privilegi scavò un solco incolmabile tra una piccola élite colta e occidentalizzata e la stragrande maggioranza della popolazione rurale, relegata a condizioni di semi-schiavitù.

  • Austria: Asburgo

    Mentre la Russia di Caterina II falliva nel tentativo di modernizzare la propria rigida struttura sociale, i domini della dinastia degli Asburgo rappresentarono il cuore pulsante del riformismo illuminato europeo del Settecento. Il processo di trasformazione di questo vasto e multietnico impero fu guidato da due figure chiave: l'imperatrice Maria Teresa, caratterizzata da prudenza e realismo, e suo figlio Giuseppe II, promotore di riforme molto più radicali e decise.

    • Riforme Maria Teresa

      Salita al trono nel 1740, Maria Teresa d'Austria dovette affrontare da subito diverse guerre logoranti. Per difendere e rafforzare l'impero, si rese conto della necessità vitale di costruire un'amministrazione centrale più efficiente e, soprattutto, di garantirsi una base finanziaria solida.

      • Introduzione Catasto Teresiano

        La riforma economica più celebre dell'imperatrice fu l'introduzione del "Catasto Teresiano", ovvero un censimento monumentale e rigoroso di tutte le proprietà fondiarie presenti nell'impero. Questo strumento eliminò le antiche esenzioni fiscali di cui godevano la nobiltà e il clero: da quel momento, le tasse dovevano essere pagate proporzionalmente al valore reale delle terre possedute, garantendo un forte aumento delle entrate statali e una maggiore equità fiscale per le classi meno agiate.

      • Scuole normali statali

        In ambito educativo, Maria Teresa sottrasse il monopolio dell'istruzione all'ordine dei Gesuiti e istituì le "scuole normali" statali. Si trattava di istituti specificamente dedicati alla formazione metodologica degli insegnanti, con il fine ultimo di creare cittadini più preparati e fedeli allo Stato.

    • Giuseppinismo e tolleranza

      Alla morte della madre nel 1780, Giuseppe II divenne l'unico sovrano e accelerò drasticamente il ritmo delle riforme. La sua politica prese il nome di "giuseppinismo": una precisa dottrina politica che mirava a sottoporre la Chiesa cattolica alla totale e diretta autorità dell'impero, trasformandola in uno strumento di educazione civile controllato rigidamente dallo Stato.

      • Patente di Tolleranza

        Uno dei provvedimenti più importanti del sovrano fu la Patente di Tolleranza, emanata nel 1781. Questo editto storico poneva fine a secoli di discriminazioni, concedendo libertà di culto e parità di diritti civili ai cristiani protestanti e ortodossi. Successivamente, queste libertà furono estese anche agli ebrei, ai quali fu permesso di uscire dai ghetti e di frequentare le università pubbliche.

      • Chiusura monasteri contemplativi

        Applicando i principi del giuseppinismo, l'imperatore ordinò la chiusura di circa 700 monasteri appartenenti agli ordini "contemplativi", ovvero quegli ordini religiosi dediti esclusivamente alla preghiera e privi di utilità sociale (come funzioni educative o assistenziali). I loro immensi beni vennero confiscati per finanziare la costruzione di ospedali e scuole.

    • Diritti e giustizia

      Giuseppe II si distinse anche per un profondo rinnovamento delle strutture sociali e dell'apparato giudiziario, introducendo riforme all'avanguardia.

      • Abolizione servitù gleba

        Nel 1781, con una mossa sociale audacissima, l'imperatore decretò l'abolizione della servitù della gleba nei domini asburgici. I contadini divennero finalmente uomini liberi: acquisirono il diritto di sposarsi senza il permesso del signore locale, di spostarsi liberamente sul territorio e di scegliere la propria professione.

      • Nuovo Codice Penale

        Nel 1787 venne promulgato il nuovo Codice Penale (noto come Codice Giuseppino). Fu il primo codice a basarsi integralmente sul principio di legalità, stabilendo che nessuno potesse essere punito per un'azione non espressamente vietata dalla legge. Il codice eliminò in via definitiva l'uso della tortura e sancì che le pene dovessero essere uguali per tutti i sudditi, a prescindere dal loro ceto sociale di appartenenza.

  • Spagna: Carlo III

    Così come l'Impero asburgico, anche la penisola iberica fu attraversata da una profonda ondata riformatrice. Il protagonista di questa stagione fu Carlo III di Borbone, sovrano di Spagna dal 1759 al 1788. Forte di un'esperienza di venticinque anni come re di Napoli, Carlo si trovò ad affrontare un Paese in profonda crisi, dominato da un'aristocrazia conservatrice e da un clero dotati di enormi poteri, e decise di avviare un vigoroso programma di svecchiamento dello Stato.

    • Politica ecclesiastica spagnola

      Per ammodernare il Paese, il sovrano dovette innanzitutto limitare l'immensa influenza della Chiesa cattolica sulla società e sulle istituzioni spagnole.

      • Affermazione del regalismo

        Carlo III applicò con fermezza la politica del "regalismo". Questo termine tecnico indica la rigorosa affermazione del potere assoluto del monarca sulle gerarchie ecclesiastiche: secondo questa dottrina, la Chiesa doveva certamente rappresentare una colonna portante dello Stato, ma non poteva in alcun modo esercitare un'autorità politica o giuridica superiore a quella civile.

      • Espulsione dei Gesuiti

        Il culmine del regalismo spagnolo si raggiunse nel 1767 con la storica espulsione dei Gesuiti. L'ordine della Compagnia di Gesù era considerato una minaccia, un vero e proprio "Stato nello Stato" che rispondeva esclusivamente agli ordini del Papa e che deteneva il monopolio dell'istruzione superiore. Carlo III ne decretò l'allontanamento sia dalla Spagna che dall'impero coloniale americano, confiscandone gli immensi patrimoni immobiliari e le scuole per riorganizzarli sotto l'egida statale.

    • Riforme economiche strutturali

      Oltre alla sfera religiosa, il governo borbonico si concentrò sul rinnovamento del sistema produttivo, gravemente arretrato.

      • Proposte legge agraria

        L'agricoltura spagnola era bloccata dai vincoli feudali e dai privilegi della Mesta (la potente organizzazione dei grandi allevatori di pecore). Per risolvere il problema, il re incaricò l'intellettuale Gaspar Melchor de Jovellanos, il quale stilò il celebre "Rapporto sulla legge agraria" (*Informe sobre la Ley Agraria*). Il documento proponeva la creazione di un libero mercato della terra, lo sviluppo di infrastrutture di irrigazione come il Canale Reale d'Aragona e la colonizzazione interna di aree disabitate, come avvenne nella regione della Sierra Morena, ripopolata con coloni cattolici tedeschi e fiamminghi.

      • Liberalizzazione dei commerci

        In ambito commerciale, Carlo III abbatté il secolare monopolio del porto di Cadice sui traffici transatlantici. Con il decreto di libero commercio del 1778, il re autorizzò tredici porti spagnoli a commerciare direttamente con le Americhe. Questa misura stimolò fortemente la borghesia mercantile e le manifatture nazionali. A supporto dell'economia, venne inoltre fondata la Banca di San Carlos, la prima banca centrale spagnola.

    • Modernizzazione civile spagnola

      Il riformismo di Carlo III si estese anche all'istruzione pubblica e al rinnovamento degli spazi urbani.

      • Nuove università scientifiche

        Per colmare il vuoto educativo lasciato dai Gesuiti, il governo promosse la fondazione di nuove università e accademie, incentrate su discipline pratiche e scientifiche come la medicina, l'ingegneria e le scienze naturali. Il re favorì anche le "Società Economiche degli Amici del Paese", circoli di intellettuali e proprietari terrieri dedicati allo studio di metodi innovativi per incrementare la produzione agricola e industriale. Inoltre, con un decreto del 1783, permise ai nobili di svolgere lavori commerciali o industriali senza perdere il proprio titolo.

      • Rinnovamento urbanistico Madrid

        Infine, Carlo III trasformò Madrid in una moderna e funzionale capitale europea. Introdusse servizi pubblici essenziali come le fognature, l'illuminazione stradale e la raccolta dei rifiuti. L'aspetto della città fu impreziosito dalla costruzione del Palazzo Reale e del Paseo del Prado, arricchito dal Gabinetto di Storia Naturale e dal Giardino Botanico, simboli di uno Stato che poneva la scienza e la ragione al centro del proprio sviluppo.