Imperi coloniali e commercio globale
Nel corso del Settecento, le potenze europee iniziarono a costruire vasti imperi d'oltremare, trasformando il mondo in un sistema economico globale. In questo periodo si consolidarono due modelli coloniali profondamente contrapposti per gestione politica, demografia ed economia: il modello britannico e il modello francese.
Il sistema coloniale britannico si sviluppò in America settentrionale, lungo la costa atlantica, strutturandosi nel celebre insieme delle Tredici Colonie.
Le colonie inglesi registrarono un'espansione demografica eccezionale: tra il 1625 e il 1775 la popolazione passò da appena 2.000 a oltre 2,4 milioni di abitanti. Questa crescita esponenziale fu alimentata dall'importazione massiccia di schiavi africani e da una forte immigrazione dall'Europa. I coloni europei lasciavano il continente spinti dalla ricerca di opportunità economiche e di libertà religiosa; per questo motivo, le Tredici Colonie presentavano un forte pluralismo religioso, ospitando protestanti, cattolici ed ebrei.
A differenza di altri imperi, le colonie inglesi godevano di una significativa autonomia amministrativa. I coloni avevano il diritto di eleggere delle proprie assemblee locali, le quali detenevano il potere di deliberare sulla gestione interna dei territori e, aspetto di fondamentale importanza, sulle tasse.
Per assicurarsi che le ricchezze prodotte oltreoceano arricchissero esclusivamente la madrepatria, il Parlamento inglese promulgò, tra il 1651 e il 1696, le "Leggi sulla navigazione". Queste normative stabilivano che il commercio coloniale potesse avvenire unicamente su navi costruite e possedute da inglesi, con equipaggi composti in maggioranza da sudditi britannici. Le leggi istituirono inoltre le cosiddette "merci elencate" (prodotti di altissimo valore come zucchero, tabacco e cotone), le quali potevano essere esportate solo verso l'Inghilterra o altre colonie inglesi. Questo sistema creò un mercato protetto vantaggioso per la flotta britannica, ma innescò forti tensioni e contrabbando tra i coloni.
L'impero francese in America settentrionale, denominato Nuova Francia, controllava un territorio vastissimo che si estendeva dal fiume San Lorenzo fino alla foce del fiume Mississippi, inglobando il Canada e la Louisiana.
Rispetto al modello inglese, la Nuova Francia era un territorio scarsamente popolato, contando circa 65.000 abitanti nel 1763. Questa limitata densità abitativa derivava dalle rigide politiche demografiche della madrepatria: la Francia, infatti, permetteva l'emigrazione nelle colonie ai soli cittadini di fede cattolica. Tale restrizione impedì le partenze di massa, privando l'impero francese di una base demografica solida.
L'amministrazione della Nuova Francia ricalcava il sistema assolutista di Parigi. Le colonie erano vere e proprie province regie prive di autonomia, governate rigidamente da un governatore e da un intendente nominati direttamente dal re. Per la distribuzione delle terre in Canada venne persino applicato il "sistema dei signori", un'istituzione ereditata dalla gerarchia dell'epoca feudale.
L'economia delle colonie francesi non si basava sullo sviluppo agricolo, ma si fondava in modo quasi esclusivo sul commercio delle pellicce. Per prosperare in questa specifica attività, l'impero francese dovette stringere e mantenere solide alleanze con le popolazioni indigene locali, in particolare con le tribù degli Algonchini.