Imperi extraeuropei XV-XVII sec.
L'Impero ottomano fu una potenza universale estesa su tre continenti, che rappresentò per secoli il ponte tra Oriente e Occidente e la principale sfida politica e militare per l'Europa cristiana.
La dinastia ottomana prende il nome dal suo capostipite, Osman I, che nel 1299 diede inizio all'espansione territoriale dei turchi in Anatolia ai danni del frammentato Impero bizantino.
L'evento cruciale dell'espansione ottomana si verificò nel 1453. Il giovane sultano Maometto II, soprannominato il Conquistatore, riuscì a espugnare Costantinopoli avvalendosi dell'impiego di enormi cannoni, che abbatterono le millenarie mura della città. Questa conquista segnò storicamente la fine definitiva dell'Impero romano d'Oriente.
Dopo la vittoria, Maometto II si dimostrò anche un abile statista. Ribattezzò la città Istanbul, trasformandola nella sua splendida capitale, e vi fondò delle università. Per garantire la stabilità economica dell'impero, promosse una politica di parziale tolleranza religiosa, permettendo la pacifica convivenza di minoranze cristiane ed ebree.
Il momento di massima fioritura e potenza dell'impero si registrò nel XVI secolo sotto il regno di Solimano I (1520-1566), un sovrano conosciuto in Europa come il Magnifico e dai suoi sudditi come il Legislatore.
Durante il regno di Solimano I, l'Impero ottomano espanse drasticamente i propri confini, gettando nel terrore i sovrani europei. Tra i successi militari spiccano la caduta di Belgrado nel 1521, la conquista dell'isola di Rodi nel 1522 e la decisiva vittoria nella battaglia di Mohács nel 1526, che portò alla sottomissione dell'Ungheria. Le truppe ottomane giunsero persino ad assediare le mura di Vienna.
Solimano il Magnifico non fu solo un conquistatore: riformò profondamente l'amministrazione dello Stato e il sistema della giustizia. Queste riforme garantirono un lungo periodo di pace interna e prosperità economica, rendendo Istanbul il principale centro culturale di tutto il mondo musulmano.
L'organizzazione dello Stato ottomano si basava su una monarchia assoluta dalle strutture peculiari, che nel tempo andarono però incontro a una progressiva corruzione e crisi.
Il potere politico e religioso assoluto risiedeva nel Sultano, affiancato dal Gran Visir, una figura equiparabile a un primo ministro che presiedeva il consiglio dei ministri. L'impero adottò un originale sistema di comunità autonome: minoranze come ebrei e cristiani ortodossi potevano autogovernarsi per la giustizia civile e la religione pagando una tassa speciale. Il pilastro militare era costituito dai giannizzeri: un corpo di soldati d'élite reclutati forzatamente tra i bambini cristiani dei Balcani, convertiti all'Islam e addestrati con una disciplina ferrea. Con il tempo, tuttavia, i giannizzeri divennero un gruppo di potere autonomo in grado di condizionare i sultani e provocare rivolte per difendere i propri privilegi.
Il declino iniziò dopo la morte di Solimano, aggravato dallo spostamento dei commerci verso l'Oceano Atlantico. Nel 1571, la sconfitta navale nella battaglia di Lepanto contro gli Stati cristiani infranse il mito dell'invincibilità ottomana. Il colpo di grazia avvenne nel 1697 con la sconfitta nella battaglia di Zenta contro gli austriaci. Questa disfatta costrinse l'impero a firmare la pace di Carlowitz nel 1699, con cui gli ottomani dovettero cedere vasti territori europei, segnando la fine del loro espansionismo.