La crisi del Seicento
Il XVII secolo segna una fase di profonda trasformazione economica. Dopo l'espansione del Cinquecento, il sistema entra in una fase di stasi e instabilità. Mentre l'area mediterranea e l'Europa centrale subiscono un netto declino, nazioni del Nord come Olanda e Inghilterra avviano un processo di modernizzazione. Si assiste inoltre a un fenomeno di deflazione, ovvero un calo dei prezzi, che mette in difficoltà i produttori tradizionali.
L'instabilità del periodo non deriva da un unico fattore, ma dalla combinazione di elementi climatici, sanitari e demografici che colpiscono duramente la popolazione europea.
Uno dei fattori scatenanti è il cambiamento climatico noto come "piccola era glaciale". Dalla fine del XVI secolo, le temperature medie diminuiscono sensibilmente, causando inverni rigidi ed estati eccessivamente piovose. Questo mutamento devasta l'agricoltura, provocando raccolti scarsi e carestie ricorrenti.
Le popolazioni, indebolite dalla malnutrizione, diventano vulnerabili alle malattie. Una terribile epidemia di peste, descritta anche da Alessandro Manzoni, colpisce l'Italia settentrionale nel 1630. Il contagio devasta anche la Germania e la Spagna; in alcune aree tedesche la popolazione diminuisce del 50%.
La combinazione di carestie ed epidemie arresta la crescita della popolazione che aveva caratterizzato il secolo precedente. Solo le zone costiere del Mare del Nord riescono a mitigare la crisi demografica grazie a reti commerciali efficienti che permettono l'importazione di cereali dal Baltico.
Di fronte al calo dei profitti agricoli, le diverse regioni europee reagiscono con strategie opposte che determinano il loro futuro sviluppo.
In gran parte del continente si verifica la "rifeudalizzazione": i nobili, per mantenere il proprio tenore di vita, ripristinano antichi diritti feudali. Essi aumentano la pressione fiscale e impongono ai contadini prestazioni di lavoro gratuite, peggiorando le condizioni sociali senza investire in innovazione.
In Inghilterra e Olanda si adotta una strategia imprenditoriale. Si diffonde il fenomeno delle enclosures (recinzioni), ovvero la privatizzazione e recinzione delle terre comuni per creare aziende agricole più grandi e orientate al mercato, superando l'agricoltura di sussistenza.
In queste aree modernizzate vengono introdotte nuove rotazioni delle colture che integrano l'allevamento alla coltivazione, aumentando la produttività dei terreni e diversificando la produzione rispetto alla monocultura cerealicola.
Il Seicento sancisce il definitivo spostamento del baricentro economico europeo dal Mediterraneo all'Atlantico.
L'Italia e la Spagna perdono la loro centralità. Città come Venezia, Genova e Firenze subiscono la concorrenza estera. L'Italia si trasforma da "officina" d'Europa a esportatrice di materie prime (come la seta grezza) e importatrice di prodotti finiti.
Inghilterra e Olanda diventano le nuove potenze economiche. Esse conquistano i mercati grazie alle "nuove drapperie", tessuti di lana e seta meno pregiati ma più leggeri ed economici di quelli italiani. Londra e Amsterdam divengono i nuovi motori del commercio globale.
L'economia finanziaria diventa instabile, portando a fenomeni speculativi come la "bolla dei tulipani" in Olanda nel 1637. I bulbi di tulipano raggiungono prezzi esorbitanti slegati dal valore reale, scambiati tramite contratti futuri, fino al crollo del mercato che causa la rovina di molti investitori.