Tra il 1701 e il 1763, l'Europa fu segnata da conflitti dinastici: le guerre di successione spagnola, polacca e austriaca, seguite dalla Guerra dei Sette anni. Questi conflitti ridisegnarono gli equilibri geopolitici, sancendo l'egemonia globale britannica e l'ascesa prussiana.
La Guerra di Successione spagnola (1701-1714) fu il primo grande conflitto del XVIII secolo. Essa non scaturì da fanatismi religiosi, ma dalla necessità diplomatica di mantenere l'equilibrio di potere tra le potenze europee a seguito di una grave e improvvisa crisi dinastica.
Le origini della guerra risiedono nel complesso problema della successione al trono dell'impero spagnolo, giunto a un punto critico alla fine del XVII secolo.
Nel 1700 morì Carlo II d'Asburgo, sovrano malato e privo di eredi diretti. La sua scomparsa lasciò senza guida un impero sterminato: la Spagna controllava infatti la penisola iberica, i Paesi Bassi meridionali, il Ducato di Milano, i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna, oltre alle vaste e ricche colonie in America e in Asia.
Prima di morire, Carlo II redasse un testamento in cui indicava come suo unico successore Filippo d'Angiò, nipote del re di Francia Luigi XIV. L'unica condizione imposta dal testamento era che le corone di Francia e Spagna rimanessero per sempre rigorosamente separate. Filippo accettò e salì al trono con il nome di Filippo V.
Nonostante la clausola di separazione delle corone, l'influenza politica e decisionale di Luigi XIV sulla Spagna divenne immediatamente evidente. Le altre potenze europee iniziarono a temere la formazione di un imponente blocco borbonico (la dinastia ora regnante sia in Francia che in Spagna) capace di dominare e schiacciare il resto del continente.
Per contrastare la minaccia della supremazia franco-spagnola, l'Europa si divise in due grandi coalizioni militari, aprendo fronti di scontro in Spagna, Italia, Germania e Paesi Bassi.
Nel 1701 venne formalizzata la "Grande Alleanza dell'Aia", una coalizione che riuniva l'Impero d'Austria, l'Inghilterra e le Province Unite (l'odierna Olanda). Questi Stati rifiutavano Filippo V e sostenevano la candidatura al trono di Spagna dell'arciduca Carlo d'Asburgo, figlio dell'imperatore Leopoldo I.
Sul fronte opposto, la Francia e la Spagna combatterono unite per difendere i diritti di Filippo V e respingere gli attacchi della coalizione avversaria, potendo contare sull'appoggio di una parte della stessa popolazione spagnola, sebbene divisa.
Alla Grande Alleanza si unirono in seguito la Prussia e il Ducato di Savoia. Guidati dal duca Vittorio Amedeo II, i Savoia si schierarono contro i francesi con lo scopo di espandersi territorialmente in Italia. Decisivo fu anche il ruolo del principe Eugenio di Savoia, comandante dell'esercito imperiale, che inflisse pesanti sconfitte alle truppe francesi nella penisola italiana.
Il conflitto durò oltre un decennio e fu segnato da importanti innovazioni tecnologiche e da drastici capovolgimenti diplomatici.
Durante la guerra, l'arte militare subì una decisiva trasformazione tattica: l'adozione del fucile con baionetta a ghiera. Questa invenzione permise di eliminare i picchieri (soldati specializzati armati di lunghe lance), dotando tutta la fanteria della stessa arma da fuoco provvista di lama, rendendo così i combattimenti più rapidi e letali.
Nel 1711 le sorti diplomatiche del conflitto vennero stravolte da un evento imprevisto: a causa della morte del fratello maggiore, l'arciduca Carlo d'Asburgo divenne improvvisamente imperatore del Sacro Romano Impero, assumendo il nome di Carlo VI.
L'ascesa al trono imperiale di Carlo VI allarmò l'Inghilterra e l'Olanda: una sua eventuale vittoria in Spagna avrebbe concentrato nelle sue mani un impero gigantesco, alterando l'equilibrio europeo. Stremata dai costi umani e finanziari, l'Inghilterra decise di negoziare una pace separata con la Francia. Nonostante la Francia avesse ottenuto alcune vittorie tardive, come nella battaglia di Denain, il sistema delle alleanze si sfaldò definitivamente, ponendo fine alle ostilità.
La fine della Guerra di Successione spagnola fu ufficialmente sancita dalla firma di due fondamentali accordi di pace: il trattato di Utrecht nel 1713 e il trattato di Rastatt nel 1714. Questi accordi non si limitarono a interrompere le ostilità, ma ridisegnarono l'assetto geopolitico europeo fondandolo sul principio dell'"equilibrio di potere", un sistema pensato per evitare che una singola nazione potesse dominare incontrastata sulle altre.
I trattati di pace ridefinirono radicalmente la natura dell'Impero spagnolo, imponendo rigide condizioni dinastiche a cui seguì una profonda riorganizzazione interna del regno.
Filippo V di Borbone fu ufficialmente riconosciuto dalle potenze europee come legittimo re di Spagna. Tuttavia, per preservare l'equilibrio continentale, gli fu imposta una condizione inderogabile: dovette rinunciare per sempre, sia per sé che per i propri discendenti, a qualsiasi diritto di successione sulla corona francese, scongiurando l'unione dei due regni in un unico immenso blocco borbonico.
Il prezzo politico pagato dalla Spagna per il riconoscimento del nuovo sovrano fu drastico. La corona spagnola perse la totalità dei propri possedimenti europei situati al di fuori della penisola iberica, venendo ridimensionata a potenza esclusivamente iberica e coloniale.
Per consolidare il proprio potere dopo la guerra, Filippo V varò i cosiddetti "Decreti della Nuova Pianta". Si trattò di riforme radicali volte a unificare il Paese, attraverso le quali vennero abolite le storiche autonomie locali di Aragona, Valencia e Catalogna (regioni che gli si erano opposte durante il conflitto). I decreti imposero le leggi, le istituzioni e la lingua della Castiglia all'intero regno, trasformando la Spagna in uno Stato moderno, accentrato e privo di autonomie locali, ricalcando il modello assolutistico francese.
Il vuoto di potere lasciato dal ripiegamento spagnolo in Europa fu colmato principalmente dall'Impero d'Austria, che assunse il ruolo di nuova potenza egemone, specialmente nella penisola italiana.
Le clausole dei trattati segnarono la fine definitiva della dominazione spagnola in Italia. Si concluse così un'egemonia che perdurava ininterrottamente dal XVI secolo, aprendo una nuova e decisiva fase storica per i territori italiani.
I vecchi domini spagnoli passarono sotto il diretto controllo di Vienna. L'Impero asburgico acquisì i Paesi Bassi spagnoli, la Sardegna e, in Italia, due territori di vitale importanza strategica ed economica: il Ducato di Milano e il Regno di Napoli.
Oltre all'Austria, le nazioni che trassero i maggiori e più duraturi vantaggi dai trattati di pace furono la Gran Bretagna e il Ducato di Savoia.
La Gran Bretagna ottenne dalla Spagna le fortezze di Gibilterra e Minorca, assicurandosi il controllo militare e commerciale del Mar Mediterraneo. Ottenne inoltre l'*Asiento* (o *Asiento de Negros*), ovvero il contratto esclusivo che le garantiva il monopolio sulla tratta degli schiavi neri verso le colonie spagnole in America. Questo accordo assicurò immensi profitti ai mercanti inglesi, prevedendo la fornitura di un minimo di 4.800 schiavi all'anno.
Vittorio Amedeo II di Savoia fu uno dei grandi vincitori diplomatici. Ottenne importanti espansioni territoriali (Monferrato, Alessandria, Val Sesia) e, soprattutto, l'isola di Sicilia. Questa acquisizione fu cruciale perché gli garantì formalmente il titolo di re, innalzando il Ducato di Savoia al rango di Regno. Successivamente, nel 1720, le grandi potenze avrebbero imposto ai Savoia lo scambio della Sicilia con la Sardegna.
A pochi decenni dai trattati di Utrecht e Rastatt, il fragile equilibrio europeo fu nuovamente compromesso dalla Guerra di Successione polacca, combattuta tra il 1733 e il 1738. Questo conflitto, nato da una disputa dinastica, offrì il pretesto per una nuova ridistribuzione geopolitica dei territori, con conseguenze decisive per l'assetto della penisola italiana.
In Polonia la monarchia non era ereditaria ma elettiva: il re veniva scelto dalla nobiltà locale. Questa particolarità istituzionale permetteva alle grandi potenze straniere di interferire costantemente nella politica interna del Paese, imponendo i propri candidati.
La scintilla del conflitto scoccò nel 1733 con la morte del re polacco Augusto II, evento che aprì un'immediata e complessa contesa per la successione al trono.
Per la successione si contrapposero due candidati principali: Stanislao Leszczyński, appoggiato dalla Francia poiché suocero del re francese, e Federico Augusto di Sassonia, sostenuto dall'Impero russo e dall'Austria. Sebbene la nobiltà polacca avesse eletto legittimamente Stanislao, un massiccio intervento militare russo ribaltò la situazione, imponendo con la forza il candidato sassone Federico Augusto.
L'intervento russo-austriaco provocò la reazione della Francia. In virtù del "Patto di Famiglia", un'alleanza dinastica e strategica che legava le corone di Francia e Spagna (entrambe rette dalla dinastia dei Borbone), la Francia dichiarò guerra all'Austria con il preciso obiettivo di colpire i possedimenti asburgici situati in Italia.
Le ostilità si spostarono rapidamente dal fronte polacco alla penisola italiana. Mentre truppe francesi e sabaude occupavano la Lombardia austriaca, il Mezzogiorno divenne il principale teatro delle operazioni militari spagnole.
Un'imponente armata spagnola invase i territori del Sud Italia. L'esercito era guidato da don Carlo di Borbone, figlio del re di Spagna Filippo V e della sua consorte Elisabetta Farnese.
L'evento decisivo della campagna militare nel Mezzogiorno avvenne nel 1734 con la battaglia di Bitonto. In questo scontro cruciale, le truppe di Carlo di Borbone sconfissero nettamente l'esercito austriaco, completando la conquista dei regni di Napoli e di Sicilia.
Il successo militare spagnolo pose fine alla breve parentesi di dominazione austriaca nel Sud Italia. La conquista fu di fondamentale importanza storica perché restituì l'indipendenza al Mezzogiorno, che divenne un regno autonomo e sovrano sotto la nuova dinastia dei Borbone di Napoli.
Il conflitto si concluse ufficialmente nel 1738 con la firma del Trattato di Vienna. L'accordo si basò su un complesso sistema di scambi e compensazioni territoriali ideato per bilanciare le rivendicazioni di tutte le case regnanti europee.
Per chiudere la questione polacca, Federico Augusto di Sassonia fu definitivamente riconosciuto come legittimo sovrano di Polonia con il nome di Augusto III. Il candidato sconfitto, Stanislao Leszczyński, ottenne come risarcimento il Ducato di Lorena.
Il duca Francesco Stefano di Lorena, costretto a cedere i propri territori a Stanislao, fu risarcito ottenendo il Granducato di Toscana, dove si era appena estinta la storica dinastia dei Medici. Per compensare ulteriormente l'Austria della perdita del Sud Italia, a Vienna vennero assegnati anche i ducati di Parma e Piacenza.
Infine, il Trattato di Vienna sancì il riconoscimento internazionale di Carlo di Borbone come legittimo re di Napoli e di Sicilia, formalizzando l'indipendenza del nuovo regno borbonico.
Dopo aver riassestato gli equilibri con la successione polacca, il delicato sistema diplomatico europeo fu nuovamente sconvolto da una profonda crisi scoppiata a Vienna, la quale sfociò nella Guerra di Successione austriaca, combattuta tra il 1740 e il 1748.
La causa scatenante di questo nuovo conflitto fu la mancanza di eredi maschi diretti nella casa d'Asburgo, una circostanza che innescò un'accesa disputa internazionale sulla legittimità della trasmissione del potere.
Per prevenire una crisi successoria, l'imperatore aveva promulgato già nel 1713 la "Prammatica Sanzione". Si trattava di un fondamentale decreto imperiale che garantiva a sua figlia, Maria Teresa, il diritto di ereditare integralmente i possedimenti asburgici. Questo documento era rivoluzionario perché superava formalmente la "legge salica", l'antica norma giuridica consuetudinaria che escludeva categoricamente le donne dalla successione al trono.
L'effettiva tenuta del decreto fu messa alla prova nel 1740, anno in cui l'imperatore Carlo VI d'Asburgo morì. La sua scomparsa improvvisa, senza discendenti maschi, creò un immediato vuoto di potere al vertice del Sacro Romano Impero.
Sebbene numerose potenze europee avessero inizialmente accettato e riconosciuto la Prammatica Sanzione, alla morte di Carlo VI la successione di Maria Teresa venne immediatamente osteggiata. La prospettiva di una donna al potere fu sfruttata come pretesto per scatenare un conflitto, alimentato soprattutto dalle mire espansionistiche della Francia e della Prussia, decise ad approfittare del momento di debolezza austriaca.
Le prime ostilità si aprirono sul fronte orientale, dove un ricco dominio asburgico divenne il bersaglio inaugurale delle potenze rivali.
Il giovane e ambizioso re Federico II di Prussia prese l'iniziativa lanciando un attacco a sorpresa. Senza alcuna dichiarazione formale di guerra, il sovrano sfruttò la superiorità del suo esercito, straordinariamente addestrato, per occupare militarmente la Slesia, una delle province austriache più prospere.
L'azione prussiana innescò un effetto domino. Si formò rapidamente una potente alleanza militare contro l'Austria, composta da Francia, Spagna e Baviera, con l'obiettivo di smembrare l'impero asburgico. A difesa di Maria Teresa si schierarono invece la Gran Bretagna e il Ducato di Savoia.
Di fronte all'aggressione, Maria Teresa dimostrò una determinazione eccezionale. Riuscì a garantirsi l'indispensabile appoggio militare dei nobili ungheresi, respingendo le truppe nemiche. Pur non potendo cingere la corona imperiale in quanto donna, ottenne un trionfo politico nel 1745 facendo eleggere imperatore il marito, Francesco Stefano di Lorena, assicurando così la continuità del potere sotto la nuova dinastia degli Asburgo-Lorena.
Dopo otto anni di logoranti battaglie, i contendenti giunsero a un accordo di pace firmando il Trattato di Aquisgrana nel 1748.
Il trattato sancì una vittoria politica fondamentale per l'Austria: Maria Teresa fu ufficialmente riconosciuta a livello internazionale come la legittima sovrana dei domini asburgici, salvando l'integrità del suo impero.
Come prezzo per la pace, l'Austria dovette rinunciare alla Slesia. Federico II di Prussia ottenne il possesso definitivo della regione, un'acquisizione che consacrò ufficialmente lo Stato prussiano come una delle nuove grandi potenze del continente europeo.
Il trattato ridefinì anche alcuni assetti della penisola italiana: l'Austria dovette cedere i ducati di Parma e Piacenza. Questi territori vennero assegnati ai Borbone, nello specifico a Filippo, fratello del re di Napoli, consolidando l'influenza della dinastia borbonica in Italia.
La stabilità raggiunta in Europa con il Trattato di Aquisgrana ebbe vita breve. Tra il 1756 e il 1763 esplose la Guerra dei Sette anni, un enorme scontro armato considerato dagli storici come il primo vero conflitto di scala globale della storia, poiché combattuto sia in Europa che nei territori d'oltremare.
Le premesse del conflitto si fondarono su due grandi tensioni internazionali parallele che finirono per intrecciarsi, portando alla formazione di due blocchi militari contrapposti.
Nel continente europeo continuava a bruciare l'ostilità tra l'Austria e la Prussia. L'Austria, guidata da Maria Teresa, era fermamente intenzionata a recuperare la ricca provincia della Slesia, persa a favore del re prussiano Federico II durante la precedente guerra di successione.
Parallelamente alle tensioni continentali, si acuì una feroce rivalità coloniale tra il Regno di Francia e la Gran Bretagna. Questa contesa riguardava principalmente il controllo dei fiorenti traffici marittimi internazionali e il dominio politico ed economico sui possedimenti in America e in Asia.
Nel 1756 si verificò una vera e propria rivoluzione diplomatica. L'Austria abbandonò la sua storica alleanza con la Gran Bretagna per unirsi al suo nemico secolare, la Francia. A questa coalizione si unì anche l'Impero russo guidato dalla zarina Elisabetta. In risposta, la Prussia si alleò con la Gran Bretagna, creando una mappa delle ostilità completamente inedita.
La guerra si sviluppò su più fronti contemporaneamente, caratterizzandosi per repentini ribaltamenti di fortuna e per l'impiego di nuove strategie militari.
Sentendosi accerchiato dalle potenze nemiche, Federico II di Prussia lanciò un attacco preventivo invadendo la Sassonia. Pur affrontando eserciti numericamente molto superiori, il sovrano ottenne vittorie leggendarie nelle battaglie di Rossbach e Leuthen. Questi successi furono resi possibili dalla ferrea disciplina delle sue truppe e dall'utilizzo di un'innovativa tattica di movimento sul campo di battaglia.
Con il passare degli anni la Prussia si trovò sull'orlo del collasso militare. A salvare le sorti di Federico II fu un evento imprevisto: la morte della zarina russa Elisabetta nel 1762. Il suo successore, Pietro III, grande ammiratore del sovrano prussiano, ordinò il ritiro immediato delle truppe russe, permettendo alla Prussia di salvarsi dalla disfatta.
Oltreoceano si combatté aspramente. In Nord America la Francia fu costretta a cedere il Canada ai britannici, mentre in India la Compagnia delle Indie Orientali (società commerciale britannica) sconfisse i francesi assicurandosi il controllo del Bengala. In Europa, la Spagna si schierò con la Francia invadendo il Portogallo, fedele alleato inglese. Questo specifico scontro iberico prese il nome di "Guerra Fantastica", un conflitto privo di battaglie campali ma fatto di continue manovre e imboscate, che si concluse con la sconfitta delle forze franco-spagnole.
Le ostilità terminarono formalmente nel 1763 con la firma dei trattati di Parigi e di Hubertusburg, accordi che ridisegnarono profondamente l'equilibrio geopolitico mondiale.
La Gran Bretagna emerse dal conflitto come la potenza marittima e commerciale dominante incontrastata a livello globale. Ottenne il Canada dalla Francia, la Florida dalla Spagna e si assicurò il controllo quasi totale della penisola indiana.
La Prussia uscì vittoriosa dalla guerra, riuscendo a mantenere il possesso definitivo sulla regione della Slesia. Questo risultato militare e diplomatico la consacrò ufficialmente come una delle principali grandi potenze del continente europeo.
La Francia fu la grande sconfitta del conflitto: perse la quasi totalità del suo vasto impero coloniale, riuscendo a conservare unicamente poche isole e alcune isolate basi commerciali. L'Austria, infine, dovette rassegnarsi a non poter recuperare i territori persi in precedenza, pur mantenendo il suo prestigio imperiale.