Dinastia di Sassonia e Sacro Romano Impero
Enrico I, noto come "l'Uccellatore" (876-936), fu una figura cardine della storia medievale tedesca. Duca di Sassonia dal 912, ascese al trono di Germania nel 919, succedendo a Corrado I di Franconia. La sua elezione segnò la fondazione della Dinastia di Sassonia (o ottoniana). A differenza dei predecessori, la sua legittimazione non derivò dalla conquista violenta, ma dal consenso dei grandi nobili germanici, che lo individuarono come l'unico in grado di ristabilire l'ordine dopo la dissoluzione dell'impero carolingio.
Il regno di Enrico I iniziò in un periodo di profonda crisi e instabilità per i territori germanici. Il potere centrale era debole e la sopravvivenza del regno era messa a rischio da divisioni interne e pressioni esterne.
La Germania del X secolo non era uno stato unitario, ma si presentava frammentata in grandi ducati etnici dotati di forte autonomia. I centri di potere principali erano la Sassonia, la Franconia, la Baviera e la Svevia. Questi territori erano governati da potenti famiglie aristocratiche che agivano spesso come sovrani indipendenti, rendendo difficile l'imposizione di un'autorità regia centralizzata.
Oltre alla frammentazione interna, la Germania affrontava le devastanti incursioni dei Magiari (o Ungari), popolazioni nomadi provenienti dalle pianure danubiane. Nel 910, gli eserciti tedeschi avevano subito una grave sconfitta a Lechfeld. La minaccia era tale che, nel 924, Enrico I fu costretto a firmare una tregua umiliante, accettando di pagare tributi annuali per nove anni pur di arrestare momentaneamente le scorrerie.
Per governare una realtà così divisa, Enrico I abbandonò i tentativi fallimentari di centralizzazione forzata, adottando un approccio diplomatico innovativo basato sul compromesso e sulla collaborazione con l'alta aristocrazia.
Il sovrano consolidò il proprio potere attraverso lo strumento giuridico e politico dell'amicitia (patti di amicizia). Invece di sottomettere i duchi con la forza, Enrico strinse alleanze formali, rafforzate da una politica di matrimoni dinastici. Questa rete di legami personali gli permise di ottenere la fedeltà dei duchi di Svevia, Baviera e Lotaringia senza ricorrere alla guerra civile.
Elemento chiave della stabilità del regno fu il riconoscimento formale dell'autonomia amministrativa regionale. Enrico I concesse ai duchi di mantenere il controllo interno sui propri territori; in cambio, essi riconobbero la sua autorità superiore come re, garantendo così l'unità formale del regno pur mantenendo una struttura federativa.
La politica estera di Enrico fu segnata dalla preparazione meticolosa alla guerra. Il re sfruttò il periodo di pace comprato con i tributi per riorganizzare radicalmente l'assetto militare germanico.
Durante la tregua iniziata nel 924, Enrico promosse la costruzione di città fortificate ( Burgen) e rafforzò le linee difensive lungo il fiume Elba e in Boemia. L'innovazione più significativa fu l'addestramento di una cavalleria pesante, un corpo militare d'élite dotato di armamenti robusti, capace di contrastare la velocità della cavalleria leggera magiara.
Al termine della tregua, Enrico rifiutò di pagare ulteriori tributi. Lo scontro decisivo avvenne nel 933 con la battaglia di Riade. Grazie alle riforme militari, le truppe germaniche inflissero una sconfitta schiacciante ai Magiari, ponendo fine alla minaccia immediata. A questo successo seguì, nel 934, la vittoria contro gli Slavi, consolidando definitivamente il prestigio della dinastia sassone.