L'Impero Carolingio

Ascesa Dinastia Carolingia

Ascesa Dinastia Carolingia

L'ascesa della dinastia carolingia segnò una trasformazione radicale nel panorama politico europeo dell'VIII secolo. Questo processo non fu frutto di mere conquiste militari, ma di una strategia politica che vide la famiglia dei Pipinidi trasformare la carica amministrativa di "maggiordomo di palazzo" in un titolo regio legittimo, sostituendo la decadente dinastia merovingia grazie a un'alleanza cruciale con la Chiesa di Roma.

Presa del potere

Pipino III, detto Pipino il Breve (nato nel 714), deteneva il controllo effettivo del regno franco come maggiordomo di palazzo. Dopo il ritiro in convento del fratello Carlomanno nel 747, Pipino rimase l'unico governante di fatto e avviò le manovre per ottenere anche il titolo formale di re.

Fine dinastia merovingia

Nel 751, Pipino compì l'atto decisivo: depose l'ultimo re della dinastia merovingia, Childerico III, che fu relegato in un monastero. Questo evento segnò la fine di una legittimità basata sul semplice diritto di sangue ("re fannulloni") a favore di una basata sulla capacità effettiva di governare.

Incoronazione Pipino Breve

Dopo essersi fatto eleggere re dai nobili franchi, Pipino ottenne la consacrazione religiosa. Nel 752, papa Stefano II lo incoronò formalmente, conferendo un sigillo sacro al nuovo ordine dinastico e sanando l'usurpazione del trono merovingio.

Alleanza col Papato

Il successo dei Carolingi si fondò sulla stretta collaborazione con il Papato. Papa Zaccaria aveva preparato il terreno ideologico dichiarando che il titolo regio spettava a chi esercitava il potere reale, non a chi ne portava solo il nome.

Legittimazione sacra reale

L'incoronazione papale introdusse un nuovo concetto di regalità: il sovrano non era più solo un capo militare eletto dal popolo, ma un "unto del Signore". Questa sacralità del potere rendeva la figura del re inviolabile e legava indissolubilmente le sorti della dinastia franca a quelle della Chiesa cattolica.

Difensore della Chiesa

In cambio della legittimazione, Pipino ricevette il titolo di patrizio romano (patricius romanus). Questa definizione tecnica lo investiva ufficialmente del ruolo di protettore armato della Chiesa e dei territori romani, stabilendo il principio che i re franchi fossero i garanti della sicurezza del Papato.

Campagne in Italia

Per onorare il titolo di difensore della Chiesa, Pipino condusse spedizioni militari in Italia (754-756) per contrastare l'espansionismo dei Longobardi, che minacciavano Roma.

Sconfitta re Astolfo

Le campagne militari di Pipino si diressero contro il re longobardo Astolfo. Con le spedizioni del 754 e 756, il re franco sconfisse militarmente i Longobardi, costringendo Astolfo a cedere i territori occupati nell'Esarcato e nella Pentapoli.

Nascita Stato Pontificio

Pipino non annetté i territori conquistati al regno franco, ma li donò alla Chiesa romana. Questa donazione costituì il nucleo territoriale del futuro Stato della Chiesa (o Stato Pontificio), garantendo al Papa un potere temporale autonomo e consolidando l'asse politico tra Franchi e Papato.