Impero Bizantino (V-XI secolo)
Costantinopoli, fondata nel 330 d.C., non fu solo la capitale dell'Impero romano d'Oriente, ma il cuore pulsante di una civiltà millenaria che unì la tradizione romana al mondo greco-cristiano. La città rimase il centro del potere imperiale dalla divisione dell'impero attuata da Teodosio I nel 395 d.C. fino alla sua caduta nel 1453.
La scelta di Costantino I di rifondare l'antica città greca di Bisanzio non fu casuale, ma rispondeva a precise esigenze geopolitiche. L'imperatore intendeva spostare l'asse politico dell'Impero da un Occidente ormai in crisi e legato al paganesimo verso un Oriente economicamente più vitale e cristiano.
La posizione della città sul Bosforo garantiva un vantaggio economico impareggiabile. Costantinopoli esercitava un controllo strategico assoluto sulle rotte commerciali che collegavano il Mar Mediterraneo al Mar Nero, fungendo da nodo cruciale per gli scambi tra Europa e Asia.
Il sito offriva eccellenti garanzie di sicurezza: la conformazione del territorio rendeva la capitale facilmente difendibile sia dalle incursioni dei barbari provenienti dal nord, sia dalle minacce dell'Impero persiano a oriente. A questa protezione naturale si aggiunsero nel tempo imponenti mura difensive che resero l'urbe quasi inespugnabile per secoli.
Costantinopoli nacque con l'ambizione di non rinnegare il passato, ma di trasfigurarlo. Dopo l'Editto di Milano (313), la capitale divenne il simbolo di una continuità istituzionale con Roma, pur evolvendosi in un contesto culturale profondamente diverso.
Costantino volle esplicitamente che la città fosse una "Nuova Roma". Essa mantenne vive le istituzioni chiave della romanità: il Senato, l'organizzazione dell'esercito, il diritto e l'uso della lingua latina nell'apparato burocratico. Tuttavia, questi elementi classici furono progressivamente assorbiti da una cultura a dominante greca e da una forte identità cristiana.
La figura dell'imperatore subì una sacralizzazione fondamentale. Egli risiedeva nel Grande Palazzo e non era solo un capo politico, ma veniva concepito come il vicario di Dio in terra e protettore della fede. Edifici come la Basilica di Santa Sofia e l'Ippodromo erano i teatri in cui si manifestava questo potere che univa l'eredità dei Cesari alla volontà divina. Tale legittimità era così forte che persino il sultano ottomano Mehmed II, dopo la conquista del 1453, si considerò erede dell'autorità imperiale bizantina.